Busana - Guida Turistica

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 Poco più in alto, attorno alle pendici del monte Ventasso, inizia la faggeta che termina con le praterie di altura. Busana è un insediamento antico, infatti il suo nome compare già nella partizione territoriale che i Romani avevano denominato "Ager Frinianus", nel II sec. A.
 Il Monte Ventasso costituisce un alto massiccio isolato dalle cime prossime al crinale, situato tra le valli del Secchia e dell’Enza. I boschi di Faggio, alternati a castagneti, ricoprono i fianchi del monte fin quasi alla sommità, dove la prateria sommitale e i vaccinieti sono interrotti da affioramenti rocciosi di arenarie del Monte Modino che ospitano una rara vegetazione rupicola. Sul versante meridionale prevalgono i pascoli e gli incolti e sul versante Nord-occidentale, in una conca con morfologie glaciali, vi è il lago Calamone che conserva un’area torbosa di elevato interesse naturalistico. Il sito ricade per circa il 35% all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e per il 50% all’interno del Parco Regionale "Alto Appennino Reggiano".
Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano
 La vasta area protetta tra Emilia e Toscana comprende gran parte della montagna reggiana con gli imponenti massicci dei monti Prado, Cusna e Alpe di Succisio, che raggiungono i 2000 m, e le alte valli di Parma, Enza e Secchia, alle quali si contrappongono quelle toscane di Magra e Serchio. Il parco nazionale ha riunito precedenti parchi e riserve naturali sui due lati della dorsale appenninica, creando un'entità di grande valore naturalistico, paesaggistico e storico. Dalle cime si aprono grandi panorami su praterie di vetta, brughiere, boschi di faggio e conifere, valli profonde e impetuosi corsi d'acqua, tranquilli laghetti montani e preziose torbiere. Tra la fauna spiccano l'aquila reale e il lupo, da anni stabile negli angoli più selvaggi, e grandi mammiferi come cervo, cinghiale e capriolo, numerosissimi uccelli e anfibi di tipo alpino. L'incredibile varietà botanica del parco comprende specie endemiche e relitti glaciali, per la ricchezza di specie alcuni rilievi sono considerati veri e propri giardini botanici naturali. Le valli reggiane di Secchia, Riarbero e Ozola sono caratterizzate da orridi delimitati da ripide pareti arenacee, mentre più a est, nella valle del Dolo, si estendono i boschi di faggio e abete dell'Abetina Reale, un tempo di proprietà degli Este. Lungo il Secchia affiorano i gessi triassici e si staglia l'inconfondibile profilo della Pietra di Bismantova, di dantesca memoria. Le valli custodiscono tradizioni di rilievo, come quella dei Maggi, un'antichissima forma di teatro epico popolare, e la loro storia millenaria si esprime nei borghi montani e nelle testimonianze legate ai pellegrinaggi medievali o alla vita di boscaioli, taglialegna, carbonai e pastori. Molto sviluppata è la rete di rifugi e sentieri, da percorrere anche a cavallo o in mountain bike, con i centri visita e le stazioni sciistiche. Numerosi i prodotti tipici di qualità: parmigiano-reggiano e pecorino di montagna, pani e dolci rustici, castagne, mirtilli e altri frutti di bosco, miele e funghi.
 L'abbondanza di boschi, acque limpide, fauna selvatica e frutti spontanei e la disponibilità di legname e pascoli hanno spinto l'uomo a frequentare l'Appennino Tosco-Emiliano fin dai tempi antichi. Studi archeologici fanno risalire al Mesolitico le prime presenze umane: gruppi nomadi che si accampavano in prossimità del crinale o degli specchi d'acqua, dove era piú frequente incontrare animali selvatici. Ma la ripidità e instabilità dei versanti e le condizioni climatiche non hanno favorito lo sviluppo di insediamenti stabili nella fascia piú propriamente montana. Solo nel medioevo sorsero i primi borghi nei luoghi piú stabili e meglio esposti, attorno a edifici religiosi, corti e castelli. Bizantini e Longobardi furono i primi a dare al territorio un'organizzazione definita e con i Franchi assunse un peso sempre maggiore l'influenza ecclesiastica. Un ampio settore di queste montagne appartenne per secoli alla "Corte di Nasseta", assegnata ai Benedettini del monastero di S. Prospero di Reggio, che si estendeva fra le vallate del Riarbero e dell'Ozola, dal Secchia fino al crinale appenninico; il nome derivava dal Naseto, uno dei torrenti della "Lama Freolaria", l'antica selva che ricopriva queste terre. Lo sfruttamento dei pascoli e dei boschi fu spesso motivo di contrasti fra clero, popolazioni e signori locali e la corte venne alla fine distrutta durante l'ennesima guerra fra i nobili di Busana, Sologno e Piolo nella prima metà del '400.
I Gessi a Busana
 Nel corso superiore del Secchia, e in particolare in un tratto, non estesissimo, dove si incrociano i territori dei comuni di Ligonchio, Busana, Villa Minozzo e Castelnovo Monti, vi sono affioramenti di gessi di epoca triassica (vale a dire di oltre 200 milioni di anni fa). Queste rocce sono chiamate evaporitiche perché si sono formate dall’evaporazione di grandi quantità di sali in antiche lagune costiere, in un ambiente marino caldo completamente diverso e imparagonabile dall’attuale aspetto montano di questi luoghi. Si tratta di rocce tra le più antiche di tutto l’Appennino. L’erosione del fiume ha evidenziato queste bianche evaporiti che si presentano con pareti verticali strapiombanti sul corso d’acqua alte diverse decine di metri. Se esaminate da vicino queste vaste superfici si presentano con strati ricchi di diverse sfumature di colori, curvi e sinuosi, quasi di aspetto plastico. Esse sono spettacolarmente visibili dal ponte sul Secchia sulla strada che collega Castelnovo Monti con Villa Minozzo passando per Sologno. Per quanto le evaporiti del Secchia siano raggiungibili anche dal lato di Castelnovo seguendo un piacevole sentiero che parte dalla Pietra di Bismantova, il percorso che suggeriamo inizia invece in centro a Busana e scende sul greto del Secchia dopo circa tre chilometri. E’ di facile percorrenza, con un dislivello di 295 metri (835- 540 s.l.m.). Calcolate poco più di un’ora per la sola andata. Durante il percorso le cose più interessanti, a parte gli aspetti paesaggistici e vegetazionali, sono gli elementi carsici legati al sostrato gessoso: doline, inghiottitoi, affioramenti di gessi.